cavalieri voga

 

Il Comitato Vogalonga ringrazia gli "irriducibili" Cavalieri che hanno partecipato a tutte le 35 edizioni.

Un ringraziamento speciale a Franco Tonello per l'impegno e l'aiuto nel raccogliere i dati e le dichiarazioni dei suddetti.

 

Articolo pubblicato e concesso dal n.52 di "Lagunamare"

Cavalieri del Remo e delle onde

gli “eroi”sempre presenti alla Vogalonga

 

di Alessandro Rizzardini

PER GENTILE CONCESSIONE DI: VE. SPORT

 

Della Vogalonga si sa ormai tutto, di come sia nata, di come sia cresciuta, delle motivazioni e dei “Miracoli” che la famiglia Rosa Salva ha fatto, e continua a fare e certamente farà nei prossimi anni per renderla possibile.

Trentacinque edizioni, fra le speranze, le delusioni, acque sempre più turbolente, polemiche alte come onde di Tzunami sul senso della continuazione della manifestazione in un mondo lagunare turbato dal maremoto di motoscafi, navi, e da un pizzico di nostrana e mal digerita indifferenza, di multe (la novità) per intralcio alla navigazione.

Ma il richiamo è più forte, nessuno cede e così nonostante gli anni di Vogalonga siano ormai quelli di una giusta pensione personale (anche se ormai il traguardo, neppure tanto nascosto, in sintonia con gli indicatori INPS sono per i 40 anni maturati). Pochi mollano ed anzi già si preparano a rinnovare l'esperienza nel 2010.

Delle molte migliaia che ormai affollano in un crescendo Rossiniano le acque lagunari, una metà di stranieri, due quinti italiani, uno spruzzo di Veneziani (sembra la formula dello Spritz) esiste in realtà una "Razza" davvero speciale, ventotto"Eroi" del remo, Habitué dei 32 Chilometri, che le Vogalonga se le sono sciroppate proprio tutte, dalla prima all'ultima.

Sono stati ricordati, con tanto di diploma di Cavalierato, alle recenti premiazioni, il 23 novembre u.s. della manifestazione 2009, in Pescheria a Rialto.

Sono quanto più di disparato, dal punto di vista umano e professionale si possa immaginare: magistrati, avvocati, giornalisti, operai, dirigenti d'azienda, progettisti di piattaforme oceaniche, redattori di VE SPORT (anche) tutti pizzicati dal vizzietto del remo.

Franco Tonello, uno dei "Ventotto" ha anche iniziato un piccolo censimento degli stessi e raccolto anche alcune brevi impressioni sulle loro motivazioni e impressioni che gentilmente ci ha passato per la stesura di questo articolo e che si potranno trovare al completo sul sito Internet della manifestazione.

Il più anziano del gruppo d'elite, salvo notizie da parte di Veniero Cimarosti e Giorgio Garbisa non ancora fin qui pervenute, risulta essere Ernesto Lugobon nato il 10 Agosto del 1931, mentre lo "sbarbatello" della situazione è il nostro Avvocato Giorgio Suppiey, presidente dell'Associazione Arzanà nato a Roma il 17 settembre 1960.

Se il Cimarosti non ha fin qui rilasciato dichiarazioni, Giorgio Suppiey confessa, e chissà se il "reato" godrà della naturale prescrizione, di aver taroccato sull'età per poter partecipare alla prima edizione della Vogalonga.

In quel lontano 1975 per iscriversi era infatti necessario aver compiuto i 16 anni, una edizione vogata, ricorda con la prima barca personale, una mascareta di 5,25 metri.

E poi il fascino un pò dannato della competizione, che gli fa scegliere, via via, imbarcazioni più veloci. Ma Suppiey confessa anche di essere ritornato con il tempo e l'esperienza sui propri

passi: "....Poi compreso che lo spirito del remo e della Vogalonga non era quello della corsa, ho partecipato alle successive con le barche più umili ma più vere e in realtà più belle per andare in laguna, ossia le barche tradizionali da lavoro dell'Associazione Arzanà".

E se per gustarsi meglio la Vogalonga sono da scegliere ritmi decisamente slow, talvolta sono gli acciacchi a determinarlo, come nel caso di Giancarlo Galante"Paja": " sono 8 edizioni che vengo con un tutore al ginocchio e continuerò a farlo -a fare la Vogalonga cioè – finchè mi sarà possibile. In sintesi, barcollo ma non mollo!"

E a proposito di barcollare o di rollio che dir si voglia, proprio il moto ondoso è stato all'origine come ricordato della Vogalonga, ma non solo. Così racconta Silvio Testa, giornalista: ".....Erano gli anni in cui si formava il primo ambientalismo Veneziano, sull'onda delle lotte per evitare l'apertura del Canale dei Petroli e la riscoperta del remo come mezzo di conoscenza e tutela della Laguna, ne era logico corollario".

Canale dei Petroli, fondali devastati, navi sempre più performanti e invasive, motori sempre più grossi. Ne sa qualcosa proprio Silvio Testa ex Presidente della Canottieri Giudecca, quando raccolti medaglia e diploma di partecipazione, davanti alla Basilica della Salute, deve attraversare il Canale della Giudecca per raggiungere la sede Giudecchina.

Quando la stanchezza si confronta con un mare reso impazzito dal traffico di barconi, taxi, motoscafi sempre meno rispettosi di ambiente, regole e persone. L'equilibrio in barca, ma non solo questo, come si intuisce, è ben difficile da mantenere.

In ogni caso i "Cavalieri" rimangono duri saldamente in sella, tra onde e motori pur proveniendo in qualche caso, decisamente da fuori, come Danilo Dentone, nato a Sestri Levante il 23 Aprile 1956: " Ogni tanto mi trovo a pensare a come sono riuscito a partecipare a tutte 35 le edizioni della Vogalonga di Venezia io, che abito a Sestri Levante in provincia di Genova, la risposta non ostante tutto è semplice : un grande amore per lo sport della canoa e per Venezia magica città conosciuta e entrata nel cuore all'età di 7 anni. Nel 1975, anno di inizio di questa avventura risiedevo a Mestre e praticavo il canottaggio prima con la Canottieri Bucintoro, poi con la Canottieri Mestre, della quale sono uno dei soci fondatori....".

Amore, amore e ancora amore: " La voga Veneta è parte di me stesso e della mia cultura, sicuramente sono stato concepito in barca ( in quel tempo lontano era abbastanza normale ) ".La confessione "rivelazione" è di Renato Fabris, Veneziano doc. ( 31 Agosto del 1941 ) – ecco uno buono per il test del DNA – che ricorda: " A 6 anni già vogavo a poppa. Adolescente ho incomonciato a lavorare in barca che prendevo a noleggio e usavo ogni giorno per il trasporto di materiale da lavoro.

Amore da giramondo come quello di Franco Tonello: " Sono nato a Venezia il 22 Agosto del 1939. di professione ero progettista di piattaforme petrolifere con l'ENI ( Ente Nazionale Idrocarburi ), ma seppur la mia professione mi abbia portato in cento mari del mondo, no ho mai voluto mancare all'appuntamento di Maggio con la Vogalonga".

Per finire ci aiutiamo con le parole di Sandro Fort: " La prima Vogalonga, con il suo stupendo scenario e la sua festosa partecipazione per la lotta contro il moto ondoso, è stata una ulteriore occasione di confronto con gli altri equipaggi sulla grande distanza, siamo stati la prima imbarcazione di Voga Veneta a tagliare il traguardo in 2 ore e 7 minuti, dove un diploma premia questo nostro risultato. Alle Vogalonghe successive ho partecipato con diverse imbarcazioni, con emozioni sempre diverse, godendo dell'entusiasmo della gente lungo il percorso, che mi auguro di godere ancora per tanti anni".

Appello al quale ben volentieri ci accostiamo, lunga vita alla Vogalonga e ai suoi ventotto Cavalieri: 

 

Gianni Bullo

23 Giugno 1937

Veniero Cimarosti

 

Antonio Compagno

01 Febbraio 1946

Danilo De Pol

24 Ottobre 1942

Giovanni Dei Rossi

25 Aprile 1946

Danilo Dentone

23 Aprile 1956

Renato Fabris

31 Agosto 1941

Stefano Falchetta

01 Marzo 1941

Lino Farnea

22 Aprile 1944

Cesare Folin

12 Febbraio 1939

Sandro Fort

19 Giugno 1944

Giancarlo Galante

18 Maggio 1949

Bruno Galuppo

20 Marzo 1938

Giorgio Garbisa

09 Settembre 1941 

Ernesto Lugobon

10 Agosto 1931

Maurizio Marchetto

16 Aprile 1948

Michele Maturi

21 Settembre 1948

Maurizio Mauro

14 Novembre 1950

Fernando Nicolini

13 Settembre 1935

Paolo Pizzolotto

09 Giugno 1948

Giorgio Schiavon

10 Agosto 1939

Giorgio Suppiej

17 Settembre 1960

Silvio Testa

19 Dicembre 1948

Giorgio Tomè

10 Luglio 1937

Franco Tonello

22 Agosto 1939

Gianni Tonini

16 Giugno 1938

Dino Vian

21 Marzo 1935

VOGALONGA: chi non conosce questo termine che ormai da 35 anni si ripete questo appuntamento per la laguna Veneziana. Nato quasi per gioco, sullo schema della regata di S. Martino, dove le poche barche tipiche che ancora avevano il coraggio di andare a remi per la laguna, si ritrovavano per fare un percorso da Venezia a Burano, contro il moto ondoso.
Insieme ci si sentiva meno deboli contro lo strapotere dei motori.
Quando andavo con la mia Mascareta davanti a S. Pietro di Castello, spesso i barchini con i motori di potenza esagerata passavano vicino per farti caricare acqua, o per dirti "Comprite un motor Mona" quindi, coraggiosamente scomparivano lontano.
Le Remiere ancora non esistevano, i cantieri per barche tipiche avevano pochissime richieste, i forco£eri e i remeri ancora meno, chi resisteva con la voga all'inglese erano le Gloriose Querini e Bucintoro, anche loro purtroppo limitate nei loro movimenti dal moto ondoso.
Ecco l'8 Maggio 1975 Prima Vogalonga, recuperate le cadenti barche tipiche, forcole sdentae, e remi messi insieme per l'occasion, si proposero come moderni Crociati protesi sui remi per vincere questa moderna crociata tutta Veneziana contro quel tumore del moto ondoso. L'antico orgoglio che aveva fatto grande la nostra Repubblica, si riversava ora su questi legni in laguna, e Vissighe el mal de brassi, e gambe che no tegniva ma chi ci badava, ben altro si doveva stabilire, l'antico andare col remo, aveva avuto il suo primo ufficiale battesimo.
35 Vagalonghe 35 anni, i ragazzi che allora parteciparono, sono ora uomini maturi, e gli uomini di allora sono ora Vecchi? Vecchi no! Io direi solamente nati prima.
Sono 27 la rocce che ogni anno con qualsiasi tempo con i loro remi non hanno mai mancato all'appuntamento, giornate disastrose come l'ultima la 35a, la avemmo se non peggiore la Seconda Vogalonga del 1976 decine di barche affondate, pioggia torrenziale, vento contrario, ma duri in sella, motivati e caparbi.
Un preciso dovere dovuto a Venezia, ai nostri padri e soprattutto ai nostri figli, un piccolo anche piacevole dovere per vedere la nostra città meno divorata da questo cancro che; per un mero interesse economico e per una errata visione di uso moderno della laguna, sgretola onda su onda quanto secoli di amorevole e dura attenzione avevano salvato.
35 edizioni dove i legni prettamente lagunari, sandoli, mascarete, tope, S.pierote, caorline e peate sono lentamente ma inesorabilmente sostituiti; in maniera secondo me troppo aggressiva da legni con voga all'Inglese, assolutamente incompatibile da vogare in qualsiasi nostro canale.

Ci resta un riferimento gli irriducibili "Cavalieri del Remo" Un insieme di umanità, la più disparata, avvocati, operai, dirigenti d'azienda, magistrati, giornalisti, progettisti di piattaforme oceaniche, pescatori, gondolieri, ma tutti con una sola passione: il remo.
Premiati dopo 35 presenze con Medaglia d'Argento e pergamena, Che il Comitato organizzatore dei Rosa Salva hanno riconosciuto ai Cavalieri con una splendida raccolta delle locandine di tutte le Vogalonghe rinchiuse in un azzurro cofanetto.
Già pronti per la 38a Vogalonga, li vedremo ancora tutti in sella sui loro destrieri di legno, che con la loro robusta lancia continueranno la loro lunga cavalcata.


Per Venezia e Per S. Marco

 

Franco Tonello

Forse è un record.
Ho fatto costruire un sandolo Buranello da “el pipa” (Giuseppe Molin) di Burano nel 1974 per portare in sicurezza a vogare anche la famiglia, in quanto, uscire con la solita "mascareta" era ormai e purtroppo da anni proibitivo e solo i motori imperavano nella nostra laguna. Le barche tipiche non si vendevano più, e il "pipa" mi fece un prezzo effettivamente straordinario.
Il mio nuovissimo sandolone Buranello era in mogano, lucidissimo con il suo ferro di prora in acciaio inox come le placche per il foro delle forcole e i ferri di poppa e di prora fissati con le olive in ottone cromato.

Allora abitavo in palazzo Tron sul Canal Grande, ed era forse l'unica barca a remi (a Parte le gondole) che sbatteva la sbessola sulle onde del Canalasso.
Con orgoglio usavo il mio sandolone sul Canalasso e per i rii che ancora non avevo visto; era una continua scoperta straordinaria, come è vero che la Venezia vera la scopri solamente per canali.
Ora con lui continuavamo a partecipare alle regatine di S.Martino con le sempre troppo poche barche che amavano ancora la nostra voga .
Non ero ancora a conoscenza della nuova idea dei Rosa Salva di lanciare "La Vogalonga" per combattere il moto ondoso che tutti noi vogatori per passione subivamo ormai da troppo tempo.
Quando Lalo Rosa Salva mi informò del progetto, ne fui chiaramente entusiasta.

Coinvolsi i miei cognati per iniziare gli allenamenti, anche se mancavano ancora molti mesi all' 8 di Maggio del 1975.
Io stesso potevo allenarmi pochissimo come tecnico petrolifero dell'ENI (Ente Naz Idrocarburi) in quanto ero spesso e per lunghi periodi sulle piattaforme petrolifere sparse per tutti i mari.
Ma quando ritornavo, da solo o con i miei cognati giravo con il mio sandolone in ogni angolo della laguna.
8 Maggio 1975 - Ecco il primo raduno in Bacino S. Marco, di quante barche erano riuscite ad essere messe insieme in qualche modo, "Barche taconàe, Remi svergolai, forcole zontàe" non erano moltissime le barche in bacino ben sistemate, ma tutte comunque Veneziane con ai remi amanti della voga, e altri portati per convincimento o quasi per forza.
Le remiere alla Veneta ancora non esistevano, le gloriose Querini e Bucintoro, in genere vogavano fuori scalmo.

Che emozione vedere solo questi legni in bacino, finalmente le onde per quella prima partenza erano state vinte. Il mio sandolone era una delle poche barche con remi e forcole quasi nuove.
Ore 9'00 il colpo di cannone che dava inizio a quella prima manifestazione che diventerà storica (anche se, con gli anni a venire sempre meno Veneziana), alza remi e: "par Venessia e par SaMarcho" e daghe sotto a vogar con entusiasmo. Schiene piegate in avanti, allora era sentita la competizione per arrivare prima degli amici, di fatto quasi tutti ci conoscevamo, e arrivare prima degli altri significava poter avere il diritto all'osteria di fare il culo a chi arrivava dopo.
Tutti comunque consapevoli di essere dei moderni Cavalieri protesi in uno sforzo comune, impugnando quelle lance di robusto legno, per questa difficile moderna crociata contro il disastro del moto ondoso.
Così partì per questa sua prima Vogalonga il mio Sandolone, partì come un mobile di mogano lucidissimo.
Anni dopo lo dovetti dipingere di bianco, il continuo moto ondoso del Canalasso aveva rovinato il lucido mogano. Più avanti e sempre per lo stesso motivo lo dovetti plastificare, e portare la voga a poppa su una pedana aggiunta tipo pupparino per equilibrare il peso che con la plastificazione si era troppo appruato.

Ma comunque pimpante e sempre presente anno dopo anno al suo appuntamento alle 9 nel Bacino Di S.Marco per l'alza remi che via via veniva fatto con i miei equipaggi quasi sempre diversi.
Mio figlio Massimiliano iniziò come contropeso a poppa ma poi fu partecipe costante come rematore per molti anni.
Con mia moglie Anna fummo noi due soli per diverse Vogalonghe tutti gli altri ormai rifiutavano, solo da lei ottenevo la disponibilità di farmi compagnia.
Ogni anno era un problema a convincere gli amici, avevo più successo con i colleghi di ufficio quasi tutti non Veneziani, i quali si alternavano anno dopo anno. Per una dovetti vogare da solo, e nel 2002 non trovai niente di meglio che mia figlia Chiara incinta di 5 mesi e suo marito Vicentino che non aveva mai preso in mano un remo.
Le ultime con mio nipote Marco da quando aveva 13 anni piccolo campioncino del remo: lui sì veniva con entusiasmo!!!

Non ho mai voluto mancare a questo appuntamento, anche se ero in mari lontani per il mio lavoro. Sono sempre riuscito a rientrare in tempo anche se spesso arrivavo la stessa mattina della ormai consueta competizione remiera.
Per la 37a il sandolone ha accolto 2 amici Padovani e un Veneziano; qualcuno aveva ancora un'esperienza limitata, ma quanto entusiasmo hanno dimostrato!
Non avendo più tempo per la sua manutanzione, mi sono a malincuore deciso a vendere loro Il mio Sandolone, una parte della mia storia se ne è andata con lui, ora la sua sbessola sbatterà sul Bacchiglione, su acqua dolce dopo quasi 40 anni di acqua di mare... Certamente anche lui me ne vorrà, ma in fondo tutti noi andiamo in pensione, e gli amici Padovani lo cureranno meglio di quanto lo potevo curare io.
Può avere anche lui la piccola consolazione in quanto ci hanno promesso che saranno comunque presenti con lui alle Vogalonghe future.

Vogalonga sono 38 quelle già fatte 38 anni da quella prima avventura: chi non conosce questa manifestazione, a migliaia ora partecipano, ma quanta venezianità si è persa, dove le barche maggioritarie sono quelle fuori scalmo e altre che di veneziano non hanno proprio niente da spartire.

Chi ha potuto vivere le prime anche se un poco sofferte Vogalonghe, ha vissuto un'esperienza irripetibile, si arrivava coi brassi roti e le schiene e le gambe a tochi ma tutti con la consapevolezza di aver vissuto una giornata da e con Veneziani con un solo fine comune, difendere queste nostre vecchie mura dalla distruzione in nome del profitto.

 

Grazie Sandolone Buranello per quanto mi hai saputo dare.

 

Di Franco Tonello